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Il successo della birra made in Abruzzo

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Quattro piccoli produttori lanciati alla conquista di nuovi consumatori 

PESCARA. Per molti di loro è prima di tutto una passione, nata spesso in viaggi all'estero o sui banchi di scuola. Pionieri di un'illusione, produrre birra nella terra del vino e dell'olio e concorrere con i maestri birrai dell'Europa centrale, dove la bionda è una istituzione nazionale. Ma per questi pionieri ora sta arrivando il successo nel quale neppure loro stessi probabilmente credevano. I produttori artigianali di birra made in Abruzzo da alcuni mesi sono ormai una presenza fissa delle manifestazioni di mezza Italia, promosse dalle condotte dello Slow Food come dalle Camere di commercio.

La birra artigianale sta diventando l'ultima frontiera della tipicità abruzzese. E dietro le piccole etichette ci sono soprattutto giovani professionisti che hanno scelto di investire i propri risparmi nella passione di sempre. Come Jurji Ferri e Valeria Saraceni, una coppia di giovani pescaresi che due anni fa fa fondato la Almond'22, etichetta che sta facendo molto parlare di sè.

 

Gli ingredienti di questa scommessa sono semplici: zucchero proveniente dal circuito del mercato equo e solidale, miele biologico delle montagne abruzzesi, malto, luppolo e lievito fra i più ricercati, ricette sperimentali ed una strategia di marketing lieve, per nulla invasiva, che ha spinto i due proprietari-produttori a girare l'Italia anche solo per fa assaggiare la loro birra. 

Oggi la Almond'22 produce novemila bottiglie l'anno e non riesce più a stare dietro alle richieste provenienti da tutte le regioni. Entro l'anno dovrebbero iniziare le esportazioni anche verso il mercato di nicchia inglese, ma intanto la sede sui colli di Pescara sta diventando una vera e propria bottega del sapore. Il cuore di Almond'22 è in un locale ricavato in una palazzina di metà Ottocento, dove le donne dei colli Pescaresi si riunivano per sbucciare le mandorle da inviare ai produttori di confetti di Pratola Peligna. 

Il nome dell'etichetta deriva proprio dalla storia della palazzina ("almond" in inglese se vuol dire mandorla). Ma lo spazio inizia ad essere insufficiente. « Abbiamo deciso di spostarci per poter installare un impianto più moderno » spiega Jurji Ferri « ma abbiamo scelto Spoltore e non altre realtà perchè ci interessa molto il contesto che ruota attorno alla nostra azienda. A Spoltore si tengono iniziative culturali di alto spessore e c'è una dimensione umana alla quale noi teniamo moltissimo ». 

Il segreto del successo è proprio questo: mescolare tradizione e sperimentazione, confrontarsi con il territorio, stringere allenzane con altri produttori di frontiera. Come quella con la Casearia Del Giudice di Rivisondoli, dove opera una giovane laureato in biologia, Giuseppe Del Giudice, che ha deciso di mettere la sua conoscenza al servizio di uno dei prodotti tipici della tradizione abruzzese. 

« L'allenza può sembrare strana, ma riscuotiamo un grande successo ovunque ci presentiamo insieme » spiega Ferri. Il circuito di vendita di riferimneto di Almond'22 è quello delle botteghe di qualità, dei ristoranti segnalati dalle guide del Gambero rosso e di Michelin, le osterie dove un pubblico esigente è disposto a spendere anche dieci, quindici euro per degustare una birra tutta particolare. Nessun filtraggio nè pastorizzazione, « la birra artigianale è del tutto diversa da quella a produzione indistriale » ci tiene a precisare Ferri. 

Che mette la sua firma in calce a quattro prodotti: la bionda Irie, l'ambrata Grand Cru, la Fredric rossa e la "stout" Nigra. Arrivare a questi livelli di produzione ed a poter programmare un investimento, tuttavia, non è stato faicle. 

« Non abbiamo ricevuto sostegni da alcuno, e spesso siamo cercati e stimati in altre regioni ma quasi ignorati in Abruzzo dice ancora Ferri ma noi andiamo avanti ugualmente perchè nel nostro lavoro mettiamo soprattutto passione e ricerca, e i risultati arrivano da soli ». 

Risultati che arrivano da siversi anni anche per la Anxanum Brewing Company, azienda di Lanciano fondata da un nome ormai storico dei maestri di birrai, Remo Pasquini, che ha importato in Abruzzo un modo di fare birra conosciuto nel lungo periodo trascorso negli Stati Uniti.


La Anxanum può contare su uno degli impianti più moderni dell'Italia centromeridionale e su un mercato ormai consolidato. Ma ci sono anche altri produttori che da anni realizzano birra per i propri locali.

All'Aquila c'è il Mr Magoo, che "sforna" trecento ettolitri l'anno in tre diverse qualità, a Vasto il Pi.Pa., un locale di nicchia fra i più ricercati della costa adriatica.

La birra made in Abruzzo così è riuscita ad assicurarsi un consumo di nicchia, di esigenti amanti della birra che non accettano compromessi e sono disposti anche a pagare qualcosa in più pur di bere un prodotto del quale conoscono caratteristiche e modo di produzione.

Il fenomeno, assicurano i produttori è in crescita sia sotto il profilo della produzione che nella richiesta da parte dei consumatori. E si presenta anche come un business che non teme nemmeno di sfigurare con le produzioni di eccellenza vinicole. Una concorrenza con il vino, in una terra che da secoli produce eccellente succo di Bacco?

«Assolutamente no» dice ancora Juri Ferri, «la birra artigianale è una sorella del vino. Oggi i maestri birrai italiani stanno superando in qualità i produttori del Belgio, e in questo quadro l'Abruzzo ha un ruolo di prim'ordine. Questa ocasione non va sprecata».

Piero Giampietro

Quotidiano "Il Centro" 2 luglio 2006

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